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Il Faro di Punta Imperatore

Un luogo dal fascino letterario

Una luce si accende, una luce si spegne. Succede a tutti.
[...] Ma fra una luce che si accende e una luce che si spegne c’è una storia. Anche la vostra.
Lucianna De Falco

In Campania ci sono i due fari di Molo San Vincenzo e Punta Campanella a Napoli. Quelli di Capo Miseno, Bacoli, Capo d’Orso, Salerno e Punta Carena a Capri. E poi, c’è lui, il gigante dell’isola d’Ischia, il faro di Punta Imperatore a Forio.

È uno dei più importanti del Mediterraneo, attivo addirittura dal 1884. La lanterna, che poggia su una casa a due piani ormai disabitata, lancia il suo raggio di luce da un’altezza di oltre 160 metri. 

Diverse le famiglie che decenni addietro hanno abitato il faro di Punta Imperatore. Del resto, quello del farista era un mestiere difficile e di responsabilità, soprattutto negli anni della seconda guerra mondiale.


Quelli furono gli anni di Lucia Capuano, la donna che grazie a una speciale dispensa prese il posto del marito Francesco De Falco, il farista prematuramente morto in un incidente sul lavoro, nel 1937. Poco più che trentenne e madre di sette figli la giovane Lucia ebbe l’ardire di sfidare la convinzione diffusa, quasi granitica all’epoca, per cui quello del farista fosse un lavoro esclusivamente maschile. La storia di questa donna, che poi è la storia di tante donne, mogli e madri rimaste sole per le vicissitudini tragiche di quegli anni difficili, è stata qualche anno fa messa in scena dalla brava attrice di teatro Lucianna De Falco, nipote di "Lucì", la guardiana del faro.



Nota al grande pubblico anche per le sua partecipazione alla soap di Rai Tre "Un Posto Al Sole", Lucianna De Falco nel suo spettacolo teatrale "Luci, voci e volti dal faro" (2008) non ha portato in scena solo il dramma e il coraggio della nonna, ma soprattutto la memoria di un intero paese, Forio, ricostruita attorno a uno dei suoi simboli più rappresentativi, il faro appunto. Ubicato in quel posto meraviglioso che è Punta Imperatore, la collina che protegge la baia di Citara nel versante sud-occidentale dell’isola d’Ischia.

E allora vale la pena andare a vedere questo gigante, imboccando Via Costa, una strada secondaria sulla destra della Strada provinciale che congiunge il comune di Forio alla frazione giuridica di Panza. È ormai una strada residenziale, dove negli anni sono state costruite abitazioni di pregio, anche se, come spesso capita di osservare a Forio, la valorizzazione turistica del territorio non ha eliminato del tutto le tracce rurali degli antichi agglomerati. Così, tra ville a picco sul mare, "parracine" (i caratteristici muri a secco a delimitazione degli orti e delle vigne) e una rigogliosa macchia mediterranea, si arriva dopo un percorso tutto in salita, a quest’edificio bianco affacciato sulla baia di Citara.

Lo spettacolo è maestoso, con la vista quasi sempre nitida delle due isole di Ventotene e Santo Stefano, nel basso Lazio. Basta poi volgere lo sguardo all’interno per avere una visione di insieme di Forio, il comune più esteso dell’isola, nonché quello con l’esposizione migliore, a ovest, di faccia al sole. Per non dire della sua storia, che ha un unico grande filo conduttore, quello della difficoltà, della miseria, cui fa seguito il riscatto individuale e sociale.

Forio, Punta Imperatore, Lucia, non sono altro perciò che tanti capitoli di un unico romanzo che corre sotto pelle e che spiega la storia dell’isola d’Ischia, l’isola più bella più bella del Golfo di Napoli.

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