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Ischia: isola di Tifeo

Isole d’estate, Ischia e Ponza, Imagaenaria Edizioni Ischia, 2004, traduzione di Giorgio Balestriere

"Chiunque dia importanza al tempo, non ha la speranza di catturare il genius loci". Così lo scrittore inglese Norman Douglas (1868 - 1932) a proposito del suo viaggio a Ischia, nel 1931.

Cosa voleva dire con esattezza?
Ribadiva quel che tutti sanno e cioè che la fretta è nemica della conoscenza. Sempre. A maggior ragione quando si tratta di approfondire le caratteristiche architettoniche, sociali e culturali di un territorio assai variegato come l’isola d’Ischia.

Una delle prime cose che balzò agli occhi dell’autore di "Vento del Sud" e "Vecchia Calabria"
fu la diversità caratteriale tra ischitani e capresi. I primi ancora con una "propria e specifica personalità" seppur "privi dell’omogeneità sanguigna della gente vesuviana". I capresi che invece "hanno perso ogni stile ed impronta diventando veri parassiti dei forestieri, alle cui spalle prosperano". Parole di un amante deluso, di un uomo che forse in quel momento si sentiva tradito dalla "sua" Capri, isola in cui visse molti anni e dove morì nel 1952.

Poco dopo, infatti, queste le parole utilizzate per rendere le differenze economiche tra gli abitanti delle due isole
: "Gli ischitani sono poveri (...) pochi di loro sono proprietari del terreno che coltivano; anche in questo senso si distinguono dai contadini capresi - parecchi dei quali sono almeno tre volte più ricchi dei forestieri che visitano le loro umili casette".


Chiarite le condizioni sociali ed economiche di Ischia
, che lo scrittore inglese riconduce correttamente all’esistenza di un’ampia classe di braccianti, nonchè all’evento terribile, anche moralmente, del terremoto di Casamicciola del 1883, Douglas si soffermò soprattutto sulla "venerabile" vegetazione dell’isola. "Su quanto è delizioso - a proposito delle pinete di Ischia - addentrarsi nei meandri di questo luogo fiabesco" e di come "l’intera flora ischitana se la spassa ai piedi di questi gloriosi pini" che "incoraggiano bambini e vicini di casa a deliziarsi sotto le ampie sottane".

Non poteva mancare il riferimento al vino
, che è "l’acqua di Ischia" e "da pasto non se ne trova migliore da Roma in giù" come dimostra il "grazioso spettacolo dei piccoli bastimenti che sgomitano nel porto di Ischia". Insomma, il racconto di Douglas - non privo di spunti ironici sulla mitologia greca e l’iconografia cattolica - ci restituisce un’immagine di Ischia che, seppure irrimediabilmente cambiata rispetto agli anni ‘30 del secolo scorso, per altri versi è invece ancora attuale.

Sono ancora la natura, le terme, il mare e il vino il "genius loci" dell’isola più grande del Golfo di Napoli
. Se avete voglia di scoprirlo, basta scegliere l’hotel a Ischia che più fa al caso vostro.

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